Crescere in una casa dove il mondo dello spettacolo entrava dalla porta di casa senza bussare davvero può sembrare un privilegio straordinario. Eppure, per la figlia del noto conduttore tv tutto questo è stato per anni semplicemente normale. Le visite di personaggi del calibro di Raffaella Carrà o Pippo Baudo non avevano nulla di eccezionale ai suoi occhi di bambina, così come la presenza del padre in televisione, che inizialmente non riusciva nemmeno a decifrare.
“Non capivo come avesse fatto papà a finire dentro quella scatola”, racconta oggi, rievocando con lucidità un’infanzia che solo col tempo ha assunto contorni diversi. Crescendo, infatti, si è resa conto di vivere in una dimensione fuori dagli schemi: “Poi, crescendo, ho capito che in generale non era la normalità e mi sono resa conto di vivere in una bolla diversa. Io, però, non ho mai frequentato altri figli di personaggi famosi… quindi per me è stato normale”.
Chi è e che lavoro fa la figlia del conduttore tv
I ricordi di quegli anni sono un intreccio tra esperienze reali e immagini riviste nei video di famiglia: “Sai che ho dei ricordi confusi a causa dei filmini che ho rivisto in seguito sulla mia infanzia? Non saprei più distinguere tra i miei reali ricordi e quei video”. Scene semplici, domestiche, come i genitori che le insegnano a camminare “mettendosi negli angoli opposti del salone”, si mescolano a una quotidianità decisamente insolita.

Nonostante il contesto, Michela Magalli non è mai stata una bambina timida, anzi: “Gli ho fatto fare delle figuracce, non mi tenevo niente. Non avevo filtri e ancora adesso ne ho pochi. Devo aver preso da papà, nel bene e nel male”. Un carattere forte che l’ha accompagnata anche negli anni successivi, tra scuola e scelte personali, dove non sono mancati momenti difficili legati al peso del cognome: “Una mia compagna di classe… diceva in giro che avevo buoni voti perché ero raccomandata”.
E proprio il tema delle raccomandazioni segna un punto centrale della sua crescita. Michela lo chiarisce senza esitazioni: “Non fa parte della mentalità di mio padre raccomandare qualcuno”. Un principio ribadito più volte anche dal padre stesso: “Lui mi ha sempre detto che voleva che ce la facessi da sola e trovando la mia strada. È più difficile, però ho fatto tutto con le mie capacità”. Una strada che, col passare del tempo, ha preso una direzione sorprendente.

La svolta arriva nella seconda parte della sua vita, quando Michela, la figlia di Giancarlo Magalli, decide di allontanarsi completamente dal mondo televisivo per costruire qualcosa di suo. Dopo esperienze diverse, tra cui il lavoro nella farmacia di famiglia, trova la propria dimensione in un ambito del tutto inaspettato: “Ho un’attività di nicchia, interpreto il clown… Già da quando esco di casa vestita da clown mi diverto”. Un percorso originale, fatto di “serate di intrattenimento tra giochi con le carte, magia e bolle di sapone”, rivolto soprattutto a un pubblico adulto.
Dietro questa scelta c’è anche un incontro speciale, quello con Mago Silvan, amico di famiglia, che ha acceso la sua passione per la magia: “È stato bellissimo… si è diretto da mio nonno e ha esclamato: ‘Caro collega!’”. Da lì, un interesse coltivato negli anni, fino a diventare parte integrante del suo lavoro.
Parallelamente, emerge anche un lato più oscuro e creativo della sua personalità: “Adoro tutto ciò che è macabro. Mi affascina la morte e il sangue. L’horror è il mio genere preferito nel cinema, tanto che ho scritto dei soggetti e prima o poi vorrei realizzarli”. Una passione condivisa con il padre, alimentata fin da piccola anche dalla lettura di autori come Edgar Allan Poe.

Il rapporto con Giancarlo Magalli resta comunque il perno della sua vita, tra ironia e momenti difficili. Michela ricorda anche il periodo della malattia del padre: “Appena è stato in grado di scherzare ha ricominciato ed era lui che tranquillizzava noi”. Un uomo diretto, senza filtri: “Quando mi chiedono se è così anche nella vita vera rispondo sempre: ‘È molto peggio’”.
Infine, Michela rivendica con serenità le sue scelte personali, lontane da ogni schema tradizionale: “Io di figli non ne voglio… sto bene anche da sola”. E anche sull’amore non lascia spazio a definizioni rigide: “Semplicemente, se mi piace una persona mi piace quella persona, al di là che sia maschio o femmina”. Una libertà che si riflette anche nella sua visione del futuro: “Non so rispondere, e mi piace non saper rispondere”.

