La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina era stata pensata come un grande racconto collettivo, capace di unire spettacolo, memoria e orgoglio nazionale. Lo Stadio San Siro, trasformato per l’occasione in un palcoscenico monumentale, ha accolto artisti internazionali, coreografie imponenti e momenti studiati per emozionare un pubblico globale. Tra questi, uno dei passaggi più attesi era quello legato alle voci chiamate a rappresentare l’Italia davanti al mondo, in una serata che avrebbe dovuto segnare simbolicamente l’inizio di un evento storico.
Non solo l’esibizione di Mariah Carey, diventata subito virale per il curioso gobbo stellare utilizzato durante la performance, ma anche un altro momento centrale ha finito per catalizzare l’attenzione ben oltre le intenzioni degli organizzatori. L’interpretazione dell’inno nazionale, affidata a una delle cantanti italiane più conosciute a livello internazionale, ha acceso un dibattito che si è sviluppato rapidamente nelle ore successive alla diretta televisiva.

Olimpiadi Milano-Cortina, polemiche sull’inno d’Italia di Laura Pausini
A salire sul palco per dare voce a Il Canto Degli Italiani è stata Laura Pausini, chiamata a interpretare la composizione di Goffredo Mameli, uno dei simboli più riconoscibili dell’identità del Paese. Un momento solenne, trasmesso in diretta e rilanciato sui social dal profilo di Eurosport, che ha seguito l’evento insieme a Rai1. Proprio sotto il video condiviso online, però, si è aperto in pochi minuti un fronte di polemiche inatteso per intensità e toni.

I commenti degli utenti non si sono fatti attendere e hanno subito assunto contorni durissimi. C’è chi ha giudicato l’esecuzione priva di coinvolgimento emotivo, scrivendo: “Per nulla coinvolgente, moooolto meglio la voce di Arisa… sembra na pesciarola”. Altri hanno richiamato il valore storico dell’inno, sottolineando: “L’inno ha una sua storia e un suo significato, non è una canzoncina”. Non sono mancati giudizi ancora più tranchant, come: “La Pausini ha devastato l’Inno. Una cosa raccapricciante.

Mannaggia a chi l’ha scelta!”, oppure: “Onestamente parlando, questa versione fa schifo. Ma è una mia opinione quindi non saltatemi al collo e comunque sempre meglio di Ghali”. Con il passare delle ore, il tono delle reazioni è diventato sempre più netto e il dibattito si è allargato. In molti hanno evocato paragoni considerati ingombranti, chiamando in causa voci leggendarie della musica italiana: “Un audio di Mina, nostra inarrivabile Signora della canzone italiana, avrebbe restituito all’inno il lustro e la gloria per cui esserne fieri. Così sembro io che canto quando lavo i piatti”, con un chiaro riferimento a Mina.
Altri hanno sintetizzato il giudizio con frasi lapidarie come: “L’inno più brutto mai ascoltato”. Molti commenti si sono concentrati sullo stile scelto, ritenuto troppo personale per un simbolo nazionale: “L’inno si canta non si interpreta”, “Per favore lo ha rovinato, l’inno va cantato non interpretato”, fino a: “Come rovinare l’inno!!! Zero emozione quando canta lei, quando canta il coro sì, era il vero inno!!!”.

Una parte consistente delle critiche ha riguardato anche il modo di cantare, definito da diversi utenti eccessivo e urlato. Tra le frasi più condivise spiccano: “Inascoltabile. Ma perché urla sempre!!!???”, “Urla sempre… ma anche basta”, e l’affondo ironico: “Ma le hanno spiegato che in America Latina esistono le tv e che non serve che strilli come un’aquila affinché la sentano anche lì da qui?”. Qualcuno ha ammesso un certo disagio pur dichiarandosi fan: “La amo ma abbastanza cringe”. Altri hanno espresso una domanda che riassume il sentimento generale: “Ho solo una domanda: perché? Perché ha dovuto interpretarlo a modo suo? Perché non l’ha cantato come tutti noi lo conosciamo e lo amiamo e basta?”. Tra i commenti più velenosi, infine, è comparso anche: “La Pausini sta attraversando un periodo di stress che quel che tocca diventa cacca. Capita”.
Laura Pausini incanta San Siro con il nostro inno 🥹💫🇮🇹#MilanoCortina2026 #Olimpiadi #Olympics pic.twitter.com/pzi4pewDMJ
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) February 6, 2026
Quello che doveva essere uno dei momenti più solenni della Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina si è così trasformato, almeno sul piano mediatico e social, in un caso capace di dividere pubblico e appassionati. L’esecuzione dell’inno di Mameli ha riacceso il dibattito sul confine sottile tra interpretazione artistica e rispetto della tradizione, lasciando sullo sfondo una domanda che continua a riecheggiare tra i commenti: fino a che punto è lecito personalizzare un simbolo che, per sua natura, appartiene a tutti.