Il dolore si è fatto strada senza rumore, con quella discrezione che appartiene alle vicende familiari più profonde, e ha trovato forma ieri a Torre del Greco nel giorno dell’ultimo saluto a Enrico De Martino. Il padre di Stefano De Martino si è spento a 61 anni dopo una malattia che, negli ultimi mesi, lo aveva lentamente indebolito, stringendo la famiglia in un silenzio carico di attesa e consapevolezza. Un addio arrivato senza clamore, ma capace di lasciare un segno profondo in chi gli è stato accanto per tutta la vita.
La cerimonia funebre si è svolta nella Chiesa di San Michele, sulla collina di San Alfonso, a Torre del Greco. Un luogo che non è stato scelto per caso, ma che racchiude un pezzo importante della storia di Enrico e di sua moglie Maria Rosaria. È lì che i due si erano sposati anni fa, ed è lì che ieri si è consumato il commiato finale, come se il tempo avesse deciso di chiudere il suo cerchio nello stesso punto in cui aveva avuto inizio. Tra quelle mura, cariche di memoria, il dolore ha assunto una forma composta, fatta di gesti trattenuti e sguardi bassi.

Stefano De Martino, il gesto ai funerali del papà
Durante l’omelia, il sacerdote ha affidato al linguaggio delle immagini il compito di raccontare ciò che le parole faticano a dire. “Adesso Enrico è libero – ha detto – e danza in cielo l’inno dell’amore e della vita eterna”. Un passaggio che ha riportato alla luce la passione per la danza e il movimento, evocando una continuità che va oltre la fine terrena. Poco dopo, il ricordo si è fatto ancora più intimo con un’altra frase destinata a restare: “Ci resta tutto l’amore donato semplicemente”. Un’eredità silenziosa, ma potente, che ha attraversato la navata della chiesa lasciando spazio alla riflessione.

Stefano De Martino ha vissuto la funzione con compostezza, cercando di trattenere l’emozione dietro gli occhiali da sole neri. Accanto a lui la madre Maria Rosaria, che il conduttore non ha mai smesso di accarezzare, in un gesto ripetuto e quasi istintivo, come a volerle offrire un appiglio. Lo stesso gesto si è allungato più volte verso la sorella Adelaide e il fratello Davide, a disegnare una catena familiare che, anche nel momento più fragile, ha provato a restare unita.

A concelebrare la funzione anche padre Luigi, sacerdote che conosce la famiglia da sempre, e che ha voluto aggiungere un ulteriore tassello al ricordo. “Qui – ha detto – danziamo la vita, ancora con Enrico”. Una frase che ha rinsaldato il filo simbolico della danza come metafora di presenza e continuità. Tra i presenti anche volti noti del mondo dello spettacolo e delle istituzioni, arrivati per testimoniare la loro vicinanza in un momento così delicato. Il momento più intenso è arrivato quando le note di Ennio Morricone hanno iniziato a risuonare nella chiesa. La colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso ha accompagnato l’ultimo saluto, riempiendo lo spazio di una malinconia dolce e condivisa. La musica ha avvolto tutti, trasformando il dolore in memoria collettiva e lasciando la sensazione che, anche nel silenzio più profondo, certi legami non smettano mai di muoversi, di danzare, di restare.
