Covid: parrucchiere in zona rossa apre il suo salone per protesta «Mi sento abbandonato»

Continuano le proteste dei parrucchieri in zona rossa a causa delle nuove restrizioni per arginare i contagi da Covid19. Il nuovo Governo Draghi ha deciso che barbieri, centri estetici e parrucchieri hanno l’obbligo di rimanere chiusi in zona rossa per contrastare più possibile l’emergenza sanitaria, ma qualcuno giustamente replica: le misure adottate fino a oggi hanno portato a un fatturato in calo del 70% per le categorie appena citate e la situazione non sembra certo migliorare.

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Claudio Fiori: il parrucchiere che ha aperto il suo salone per protesta

Claudio Fiori è il titolare di una parrucchieri e barberia a Fermo, in Viale Triste. All’età di 45 anni, questo hairstylist ha deciso di commentare le decisioni del nuovo governo esprimendo il suo totale dissenso e vedendo la sua attività penalizzata rispetto ad altre. La provincia di Fermo, infatti, è diventata da poco zona rossa e questo comporta l’abbassamento di saracinesche di diversi luoghi commerciali, ma non tutti; per questo motivo Claudio Fiori ha deciso che il suo salone rimarrà aperto. Dopo lo scioglimento della sua vecchia società, il parrucchiere si è messo in proprio e la sua passione per il mondo dei capelli e della barberia lo ha spinto a fare il grande passo. Claudio afferma di lavorare in totale sicurezza e per questa ragione non vede il bisogno di chiudere la sua attività; ecco le sue parole di sfogo:

Ho sempre dimostrato un forte senso civico, ho sofferto per le vittime del Covid ed ho pianto la scomparsa di genitori di miei cari amici a causa di questo virus infernale. Quindi lungi da me sottovalutare il problema salute o fregarmene delle regole imposte. La verità è che non mi sento tutelato dalla classe dirigente, non mi sento ascoltato, avverto un totale senso di abbandono, i ristori sono arrivati a ‘trozzi e bocconi‘ e, di certo non hanno compensato le perdite subite sotto lockdown. Questo è l’unico modo per far capire che ci sono e che non riuscirei a sopravvivere senza lavorare. Le disposizioni cambiano di settimana in settimana e tutto sembra fuori controllo: non è che navighiamo a vista, come ci è stato detto più volte, ma qui si brancola addirittura nella nebbia fitta.

Dall’inizio della pandemia a oggi, nei momenti in cui ha potuto aprire il suo salone, Claudio Fiori ha osservato tutte le regole necessarie per lavorare in sicurezza e svolgere senza problemi la sua professione:

Ho attrezzato il mio locale con i dispositivi di disinfezione e svolto la sanificazione degli ambienti. Chiedo solo di poter proseguire a lavorare in ottemperanza a queste norme. Ovviamente non posso permettermi di giudicare i miei colleghi che ottemperano alle regole e restano chiusi, io porto avanti una mia protesta personale: ho un figlio a cui vorrei dare ogni possibilità nonché delle spese da sostenere per questa mia nuova attività, tra cui fornitori e affitto, scadenze che vorrei onorare come ho sempre fatto.

Come abbiamo sempre affermato, lavorare in sicurezza è possibile e chiudere le serrande delle attività che hanno speso soldi per investire nelle misure anti contagio è scorretto, soprattutto con poco preavviso da parte del governo. Inoltre, lasciare i saloni per parrucchieri chiusi significa alimentare il lavoro in nero, avvalorando probabilmente anche l’ipotesi di contagio data dal lavorare in postazioni inadeguate e senza i necessari dispositivi di difesa individuale della persona. Parrucchieri, barbieri e centri estetici vedranno le loro serrande abbassate ancora per molto?