Il Dpcm chiude parrucchieri e barbieri: in zona rossa è corsa all’ultimo taglio

Il nuovo Dpcm di marzo ha sentenziato: barbieri, parrucchieri e centri estetici chiusi in zona rossa per limitare il pericolo di contagio. Alla rabbia di cittadini e titolari delle attività si aggiunge anche il caos per anticipare tutti gli appuntamenti presi e da smaltire prima delle prossime chiusure. Gli esperti del settore però non riescono a scongiurare un altro pericolo: il lavoro in nero.

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La reazione di barbieri e parrucchieri in zona rossa

L’emergenza sanitaria ha visto calare gli incassi fino al 70% per alcune categorie di liberi professionisti, fra questi anche i titolari dei centri estetici, i barbieri e i parrucchieri. Il nuovo decreto di Mario Draghi chiude queste attività in zona rossa per limitare il più possibile il pericolo di contagio. A nulla sono servite le continue sanificazioni dei materiali e dei locali stessi, le mascherine sempre indosso, le postazioni ridotte, la necessità di prenotare gli appuntamenti e il distanziamento: il Dpcm di marzo sega le gambe a parrucchieri, barbieri e centri estetici. La paura degli esperti del settore, però, rimane una, già toccata con mano durante il periodo del lockdown dello scorso anno: il lavoro in nero. Felicia Colonna – proprietaria di un salone in Via Mazzini a Bologna – ha dichiarato:

Al sindaco che ci voleva far chiudere in anticipo – si sfoga mentre attende l’arrivo della receptionist – vorrei proprio far vedere come siamo messi: oggi c’è un vero e proprio assalto e noi, che abbiamo sempre lavorato su appuntamento, dobbiamo dire “no” a tutti. Lo sapete cosa succederà ora? Che si agevolerà il lavoro “in nero”. Ci sarà un boom delle parrucchiere e delle estetiste che operano a domicilio senza fattura e, purtroppo, senza lo stesso accurato rispetto dei protocolli che garantiamo noi che, fra una cliente e l’altra, sanifichiamo anche le poltrone.

Effettivamente lo spettro di un’agevolazione involontaria al lavoro in nero c’è, senza contare che la “corsa all’ultimo taglio” prima delle chiusure potrebbe incentivare gli assembramenti e non scongiurare il pericolo di contagio, ma anzi alimentarlo. Per il momento, comunque, la decisione di Mario Draghi e del suo Dpcm vede queste restrizioni in atto almeno per un mese, fino al 6 aprile. La paura ora è una sola: cosa succederà poi?