Lo sfogo di un’estetista furiosa per le continue chiusure: «Abbiamo bisogno di aprire»

, Il Dpcm di gennaio, purtroppo, ha continuato a penalizzare alcune categorie di lavoratori che – a oggi – non possono ancora alzare la saracinesca della propria attività. Assieme a ristoratori, baristi e albergatori si aggiungono anche le estetiste che si vedono ancora impossibilitati a lavorare. In questo articolo vi raccontiamo la storia di Sabrina Traversa, un’estetista di Codogno.

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Estetiste furiose «Non vogliamo chiudere più»

Sabrina Traversa ha 46 anni e da 9 ha avviato e gestito – con grandi sacrifici – un centro estetico a Fombio; il negozio si chiama La Dea e si trova in Via Duca D’Aosta e come tanti è stato penalizzato dalle scelte del Governo Conte. Secondo l’estetista è assolutamente ingiusto che i parrucchieri siano aperti anche nelle zone rosse d’Italia, mentre i centri estetici devono subire una chiusura forzata. Ecco le parole di Sabrina Traversa:

La questione è incomprensibile. Ci chiudono quando in realtà, in un centro estetico come il mio, ad esempio, non possono entrare due persone già per logica, dato che sono da sola. La sterilizzazione è poi altissima da secoli. Noi abbiamo a che fare con Aids, epatite etc. non solo col Covid.

E ancora:

A differenza dei parrucchieri io non ho riscontrato aumento dei costi, sterilizzavo già, usavo già il monouso. Le uniche cose in più che faccio sono la misurazione della febbre e richiedere la sterilizzazione delle mani fuori dal negozio. Invece il parrucchiere mette la tinta e lava la testa di un altro o fa una piega a un terzo, accoglie quindi più persone. Per fortuna gli acconciatori onesti hanno comunque smesso di garantire servizi estetici e li ringrazio.

Sabrina ha poi aggiunto una parentesi sul grave problema economico che colpisce chi fa parte del suo settore. Ecco cosa ha dichiarato:

Ci sono estetiste che hanno bisogno di aprire, altre che hanno fatto prestiti per anticipare la cassa integrazione a dipendenti che, dopo tanti anni di collaborazione, sono diventati la loro seconda famiglia. Qualcuno è costretto a subire il lavoro nero. Il mio centro estetico fino all’anno scorso è sempre andato bene. Io lavoro da sola e per fortuna non ho dipendenti da dover gestire. Nel 2020, per la pandemia, ho chiuso il 21 febbraio, prima zona rossa e riaperto il 18 maggio, poi ho chiuso ancora a novembre. Invece a dicembre ho dovuto chiudere tutti i prefestivi e i festivi. Si tratta quindi di diversi giorni, quasi metà mese.

A questo proposito, poi, la Traversa ha parlato anche dell’abusivismo:

Occorrerebbe combattere l’abusivismo. Fenomeno che ora è sempre più sfrontato, a discapito di chi invece paga le tasse. Perché non vengono svolti servizi solo da parte di chi è appena uscito dalla scuola e deve imparare, coinvolgendo le amiche. Cosa comprensibile e che accetto. Ma chiunque apre indisturbato pagine social, promuovendosi e fa soldi a domicilio. Sui mercatini dell’usato trovi attrezzi e strumenti in abbondanza, segno che i colleghi hanno dovuto abbandonare i propri sogni. Che sono in grande difficoltà. Sacrifici di una vita gettati in un anno terribile.

Ma come è possibile arginare questo problema e sopravvivere fino alla riapertura? L’estetista risponde:

I costi fissi restano. Io l’affitto per correttezza l’ho sempre pagato, i fornitori e il condominio anche. Ho scritto a qualche politico per chiedere spiegazioni ma soltanto uno mi ha risposto. E per assurdo ho sentito parlare, invece, dell’apertura della tolettatura dei cani, definita necessaria. Noi, tra l’altro, lavoriamo offrendo servizi a pacchetti, iniziando un percorso con i clienti che invece, a causa del Covid, si era bruscamente interrotto. Ho cercato di restituire i soldi a chi aveva già pagato ma non sono stati accettati. Segno che qualcuno ci vuole bene anche se lo Stato sembra essersi dimenticato di noi.

Qui trovate l’intervista completa. Cosa ne pensate dello sfogo di Sabrina Traversa, una delle estetiste colpite dalla crisi?