Vai al contenuto

News

Padova: i parrucchieri s’incatenano al negozio. «Perché non possiamo riaprire?!»

Il nuovo decreto è pronto, ma genera solo malcontento. Dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte, svoltasi domenica 26 aprile 2020, moltissimi cittadini si sono sentiti traditi e abbandonati. Nonostante alcuni casi limite, la stragrande maggioranza degli italiani si è attenuta alle regole rispettando le restrizioni e l’obbligo di quarantena. Malgrado ciò le misure in atto sono ancora davvero aspramente caute.

Il settore dell’estetica è in totale crisi e parrucchieri ed estetisti vedranno nuovamente la serranda del loro negozio alzata solamente i primi di giugno. Situazione inammissibile per chi vive solo del proprio lavoro e in questi due mesi si è visto costretto a pagare comunque le spese dell’attività senza però guadagnare un solo euro.

A Padova i parrucchieri de La Dolce Vita si fanno sentire e – arrivati ormai allo stremo delle forze – si sono incatenati fuori dal loro negozio chiedendo di essere ascoltati.

Parrucchieri incatenati chiedono aiuto

parrucchieri padova
 fotografo: BERGAMASCHI/FOSSELLA

Agostino Da Villi e Stefano Torresin sono i titolari de La Dolce Vita, in Corso Milano. I due sono affranti e ormai con poche speranze, ma con la giusta grinta per farsi sentire: «Conte ha il fegato di dire di aver fatto una manovra economica eccezionale. Abbiamo 20 mila euro di spese fisse al mese e il governo ci vuole dare 600 euro?».

E ancora: «Abbiamo 4 dipendenti in cassa integrazione. Noi parrucchieri siamo abituati a lavorare secondo le norme di igiene e abbiamo tutto il materiale per riprendere: visiere, camici, guanti, gel igienizzante. Conte vuole farmi credere che un locale di cento metri quadri con due lavoratori e due clienti è meno sicuro di un autobus con 20 persone?».

Stefano e Agostino non sono soli: alla loro protesta si è aggiunto anche il Presidente dell’Associazione Commercianti del Centro di Padova, il Signor Massimiliano Pellizzari. L’uomo ha dichiarato: «Tre mesi di chiusura per un negozio significa essere portati alla disperazione. In quella commissione di esperti ci vorrebbe un virologo in meno e un imprenditore in più».

Nel decreto ciò che ha fatto rabbrividire, oltre i divieti per parrucchieri ed estetisti, è stata anche la dicitura “congiunti”; se in un primo momento è stato stabilito che gli italiani potessero incontrarsi di nuovo fra parenti, oggi – dopo diverse proteste da cittadini e politici stessi – il decreto è stato allargato anche ad affetti stabili e quindi coppie di fatto. L’insorgere delle categorie colpite ha fatto in qualche modo la differenza, che sia il caso adesso di parrucchieri ed estetisti? Speriamo di si!