salone parrucchiere

Foto: © Gemenacom / Shutterstock

Restrizioni Covid, parrucchieri in rivolta: «Nessun dato scientifico supporta le nostre chiusure»

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Le restrizioni Covid hanno colpito diversi settori, fra cui anche i barbieri, i parrucchieri e i centri estetici. I lavoratori di queste categorie di Monreale hanno deciso di rivoltarsi contro le scelte del Governo che ha esteso la zona rossa fino al 5 maggio, arrivando così a totalizzare un mese intero di chiusura.

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Restrizioni Covid: i parrucchieri di Monreale in rivolta

I parrucchieri di Monreale non ci stanno più e attaccano furiosamente il Governo per le restrizioni anti-covid emanate ancora una volta ai loro danni:

Questa decisione è un insulto alla categoria. Non si comprende sulla base di quale dato scientifico i nostri saloni debbano chiudere. Non ci sono studi che dimostrano come nei nostri locali possa essere favorito il contagio. Il nostro ambiente di lavoro è potenzialmente a rischio, siamo in contatto con tantissime persone. E con molta probabilità qualche cliente sarà pure stato positivo asintomatico. Ma le misure che adottiamo sono talmente sicure che il contagio non avviene. In un anno e due mesi nessuno dei miei dipendenti si è ammalato. Questo è il vero dato scientifico.

E ancora i parrucchieri si scagliano contro le restrizioni:

La differenza con la zona arancione alla fine si limita nella sola chiusura dei nostri centri. Tutti gli altri esercizi commerciali rimangono aperti. Anche i negozi di abbigliamento continuano pressoché tutti a lavorare perché vendono articoli per bambini. Non ci si accorge che il contagio non avviene nei locali dove si rispettano le disposizioni di sicurezza, ma altrove.

Un barbiere, poi, interviene sulle misure anti-covid emanate dal Governo:

Un’altra conseguenza gravissima della zona rossa è che i nostri clienti andranno nella vicina Palermo, o ad Altofonte. Viene disintegrato in pochissimi giorni il nostro portafoglio clienti creato e curato negli anni.

Seguito da un altro titolare che dice:

Un mese senza alcun ristoro. Per i nostri dipendenti è prevista la cassa integrazione. Per noi invece non c’è nulla. La competenza non è più nazionale, dato che la chiusura non è legata ad un lockdown indetto dal governo di Roma. È la regione che deve intervenire. Ed intanto paghiamo affitti, utenze. Per molti di noi la situazione é realmente drammatica. E non dimentichiamo che l’assenza di controlli seri dà ampio spazio all’abusivismo nel nostro settore. Non fanno lavorare i locali gestiti in sicurezza e aumentano gli abusivi. Quali misure di sicurezza vengono adottate dai lavoratori in nero?

La situazione è ormai insostenibile per i lavoratori di determinate categorie e per i cittadini; quale sarà la prossima mossa del Governo?

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Laurea in Economia e commercio, da sempre appassionato di scrittura online e di mondo femminile in particolare: moda, capelli, bellezza.
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